Oggi, come non mai, mi sento solo — come un vuoto che non riesco a riempire.
Le notizie della sera, tra dati e domande
Mi piacerebbe riempire le giornate con abbracci, baci, strette di mano e conversazioni ravvicinate, ma il nostro nemico comune non lo permette. Ieri notte, come ormai da un po' di tempo, prima di addormentarmi ho dato un'occhiata alle ultime notizie sul coronavirus: a sollevarmi un po' il morale è stato leggere che alcuni medici italiani avevano trovato, in via ancora molto provvisoria, un possibile rimedio contro questo virus. È presto per dire che abbiamo trovato la cura, ma questo passo avanti fa sperare. Poi c'erano i dati sui contagiati, i morti, le guarigioni e altre statistiche — e mi sono chiesto: le persone muoiono per il coronavirus o con il coronavirus? È una distinzione importante, perché scritto come lo scrivono i notiziari, mette solo panico e paura.
Una parola che fa bene: speranza
La giornata di oggi è stata più caotica del solito, sempre per colpa di questa nuova ordinanza del ministro dei trasporti che, nel bel mezzo della notte, ha deciso di chiudere l'aeroporto di Bergamo due giorni prima del previsto. Mentre scrivo, leggo la notizia che un farmaco contro l'artrite, lo stesso sperimentato all'ospedale di Napoli, sta funzionando su alcuni pazienti, e che scienziati britannici e israeliani hanno iniziato a studiare un vaccino che, tra qualche mese, potrebbe dare una piccola speranza. Speranza: che bella parola. Buonanotte.

