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Le rovine di Gede: la città nascosta nella foresta, a due passi da Watamu

L'arco di pietra corallina delle rovine di Gede nella foresta, con un grande baobab
Ale esploratore con la torcia tra le rovine e un baobab

Immagina di camminare in un bosco fitto, con le scimmie che saltano sopra la testa, e a un certo punto ti trovi davanti a muri, archi e pozzi di una vera città. Nessuno ci vive più da quasi quattrocento anni, e nessuno sa con certezza perché sia stata lasciata. Sono le rovine di Gede, a pochi minuti da Watamu, ed è il posto che consiglio a tutti quando il mare per un giorno vuole riposare.

Dove si trova e come ci arrivi

Gede è nella contea di Kilifi, circa 16 km a sud di Malindi e a qualche chilometro dalla costa. Da Watamu ci vogliono più o meno 10-15 minuti di strada: è vicinissima.

Una città vera, costruita con il corallo

Gede non era un villaggio qualunque. Era una città swahili, cioè una di quelle città della costa dove si incontravano africani, arabi, persiani e indiani per commerciare. Le case e le moschee sono fatte di pietra corallina, quella pietra chiara piena di buchini che vedi ancora oggi in tante costruzioni della costa.

Il periodo d'oro è stato il Quattrocento: in quegli anni dentro le mura vivevano più o meno 2.500 persone. Le strade erano dritte e ordinate, c'erano due cerchie di mura, e dentro quella interna stavano le case dei più ricchi. Quando sono stati fatti gli scavi, tra le case sono saltati fuori porcellane cinesi, perline arrivate da Venezia e conchiglie di cauri, usate forse come monete. Pensaci un attimo: oggetti partiti dalla Cina e dall'Italia che finivano qui, in mezzo alla foresta del Kenya.

Poi, nel Seicento, la città si è svuotata. Il perché nessuno lo sa con certezza: si parla di pozzi rimasti senz'acqua, di attacchi di popoli vicini, dei portoghesi che si erano presi i commerci della costa. Probabilmente un po' di tutto. Ed è proprio questo mistero a renderla così affascinante.

Da luglio 2024 le rovine di Gede sono Patrimonio dell'Umanità UNESCO: l'ottavo sito del Kenya a entrare nella lista.

Cosa vedere durante la visita

La Grande Moschea e il suo pozzo

È uno degli edifici più grandi e meglio conservati. Accanto c'è un pozzo profondissimo che serviva per lavarsi prima della preghiera. Affacciati con calma: è impressionante quanto vada giù.

Il palazzo

Era la casa di chi comandava la città: tante stanze, cortili, passaggi. Le guide raccontano anche di stanzette senza porte dove si sarebbero custoditi oro e gioielli, a cui si arrivava solo dal tetto. Vero o no, è il punto dove tutti si fermano a fare domande.

Le tombe a pilastro e la Tomba datata

In giro per il sito trovi delle tombe con un grande pilastro di pietra sopra, tipiche della costa swahili. Una di queste si chiama Tomba datata perché porta scritto in arabo un anno preciso: il 1399. È uno dei pochissimi "documenti" scritti rimasti di tutta la città, e agli archeologi è servito per capire l'età degli altri edifici.

Le case con il nome di un oggetto

Questa è la parte che preferisco. Le case non hanno un numero, hanno un nome preso da quello che ci è stato trovato dentro: la Casa della Perla Veneziana, la Casa della Ciotola di Porcellana, la Casa della Moneta Cinese, la Casa delle Forbici. E poi c'è la Casa del Dhow, che si chiama così per due barche incise su un muro. Alcune case avevano anche il loro pozzo e perfino il bagno: girando tra le stanze ti rendi conto che qui si viveva bene.

Illustrazione: Gede in breve, con biglietto, pagamento, orari e quanto tempo serve per la visita

La foresta e i suoi abitanti

Metà del bello di Gede è la natura. Le rovine sono immerse in una foresta di baobab, tamarindi e fichi, quindi anche a mezzogiorno si cammina quasi sempre all'ombra.

Per la gente del posto, in particolare i Giriama, questo è anche un luogo sacro: si dice che gli spiriti degli antichi proteggano le rovine e che portino sfortuna a chi le rovina. Quindi niente pietre in tasca come ricordo!

Il museo e la casa delle farfalle

Vicino all'ingresso c'è un piccolo museo con gli oggetti trovati negli scavi: lampade, monete, vasi. Chi l'ha visitato racconta anche di uno scheletro di balena megattera, trovata spiaggiata sulla costa. Accanto c'è il progetto Kipepeo ("farfalla" in swahili), dove le famiglie dei villaggi vicini allevano farfalle della foresta: un modo per guadagnare qualcosa proteggendo gli alberi invece di tagliarli.

Le cose pratiche da sapere

Un consiglio per rendere la giornata perfetta

A pochi chilometri da Gede c'è Mida Creek, la laguna di mangrovie di Watamu, con una passerella sospesa tra gli alberi. Gede la mattina, Mida Creek al tramonto: una giornata diversa dal solito, senza nemmeno allontanarti troppo da casa. E se ti è venuta voglia di altri animali della foresta, dai un'occhiata anche al mio articolo sulle scimmie colobus in Kenya.

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InViaggioConAle
Alessandro — INVIAGGIOCONALE
Un diario di viaggio nato nel 2018: racconto in prima persona i luoghi che visito, senza filtri da guida turistica.