La canna da zucchero nella Repubblica Dominicana: storia, tradizione ed esportazione nel mondo


Se c’è un prodotto che racconta davvero l’anima della Repubblica Dominicana, quello è la canna da zucchero. Qui non è solo una coltivazione agricola, ma una presenza costante nel paesaggio, nella storia e nella vita quotidiana. La canna da zucchero arriva sull’isola nel XVI secolo con gli spagnoli e in poco tempo diventa una delle risorse principali del territorio. Il clima caldo, il sole e i terreni fertili si rivelano perfetti per questa pianta, che cresce alta e rigogliosa e cambia per sempre l’economia dell’isola. Per secoli la canna da zucchero è stata al centro di tutto: lavoro, commercio, esportazioni. Attorno alle piantagioni nascono gli ingenios, gli zuccherifici, e con loro intere comunità di lavoratori, i famosi bateyes, piccoli villaggi legati alla raccolta e alla lavorazione della canna. Ancora oggi, viaggiando nell’interno del paese, capita spesso di vedere campi infiniti di canna da zucchero e camion carichi appena dopo il taglio. La canna non serve solo a produrre zucchero, ma è anche la base di uno dei simboli dominicani più conosciuti al mondo: il rum. Dal succo e dalla melassa della canna nascono rum esportati in moltissimi paesi, dagli Stati Uniti all’Europa, diventando una voce importante dell’economia nazionale. Marchi famosi viaggiano ovunque, ma dietro ogni bottiglia c’è sempre la stessa origine, la canna da zucchero dominicana. Accanto allo zucchero e al rum, la canna entra anche nella tradizione popolare, come nella mamajuana, una bevanda tipica preparata con rum, miele, vino rosso ed erbe locali, che qui viene considerata quasi un rimedio naturale per ogni occasione. Oggi la Repubblica Dominicana non è più legata solo alla canna da zucchero come in passato, ma questo prodotto continua a rappresentare una parte fondamentale della sua identità e delle sue esportazioni. È una storia fatta di terra, sole e lavoro, una storia semplice ma profonda, che parte dai campi dominicani e arriva sulle tavole di mezzo mondo, ricordandoci quanto un prodotto apparentemente comune possa raccontare un intero paese.

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