Attesa e Avventura: Il mio primo giorno a Miches


11 ottobre, ore 3 di notte. L’aeroporto a quell’ora ha quell’atmosfera sospesa che solo chi viaggia spesso conosce: luci soffuse, voci basse, valigie che scorrono silenziose sui carrelli. L’attesa è la parte più difficile. I minuti sembrano dilatarsi, come se il tempo stesso volesse metterti alla prova prima di lasciarti partire. Per ingannarlo, compro una “Settimana Enigmistica” — non lo facevo da almeno quindici anni. E in un attimo torno bambino, seduto in spiaggia sotto l’ombrellone con la penna in mano, mentre il mondo intorno si muove lento. Questa volta però il mare è ancora lontano.
Il volo scorre tranquillo, con i sedili accanto vuoti che mi regalano una rara comodità. Riesco persino a chiudere gli occhi e immaginare la nuova avventura che mi aspetta. Quando atterro, il caldo mi travolge come un muro invisibile. Un’aria densa, umida, che ti abbraccia senza chiedere permesso. Il termometro segna 35 gradi, ma il corpo ne percepisce 40. Le giornate qui iniziano spesso con acquazzoni tropicali: piogge intense, rumorose, che arrivano all’improvviso, bagnano tutto e poi scompaiono lasciando il cielo limpido e profumi di terra e sale.
La prima settimana è tutta una scoperta. Cammino tra le palme, respiro il ritmo lento del luogo, cerco di imparare a conoscerlo. Faccio snorkeling per la prima volta a Miches: l’acqua è una tavolozza di azzurri e verdi, talmente trasparente che sembra irreale. Tra i coralli nuotano pesci colorati che sembrano dipinti a mano. In silenzio, immerso in quel blu, mi sento minuscolo e libero allo stesso tempo.
Un pomeriggio prendo una canoa e inizio a esplorare la baia. Scivolo sull’acqua calma, circondato da mangrovie: il frinire degli insetti, il richiamo lontano di qualche uccello tropicale, e ogni tanto un sorriso o un saluto da chi si trova in spiaggia in quel momento. Mi fermo a chiacchierare con un ragazzo del posto, Miguel, che mi racconta di come la pioggia per loro non sia un fastidio ma un segno di fortuna.
Miches è ancora tutta da scoprire, ma già so che sarà un viaggio diverso. Non solo luoghi da vedere, ma sensazioni da vivere. È solo l’inizio, e già mi sento parte di qualcosa di nuovo — un racconto che sta appena cominciando.

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