La Mamajuana, l’anima liquida della Repubblica Dominicana


Sto scrivendo queste righe sul bus, durante il viaggio di ritorno dall’escursione a Saona. Fuori piove a dirotto e il rumore delle gocce contro il vetro accompagna i miei pensieri. Le luci delle auto si riflettono sull’asfalto bagnato, creando scie di colore che si confondono con i riflessi del vetro. In sottofondo, le voci dei compagni di viaggio si mischiano al rumore del motore, e in quell’atmosfera sospesa tra stanchezza e serenità, torno con la mente a un momento preciso della giornata: la sosta in un piccolo gift shop dove ho ritrovato un vecchio sapore che conosco bene — la Mamajuana.Quel profumo mi ha colpito all’istante. Miele, rum, vino e spezie: una combinazione che sa di calore, di risate e di vita lenta. Mi ha riportato indietro nel tempo, a quando lavoravo a Bayahíbe. Ricordo ancora le serate in riva al mare, la musica bachata in lontananza, e quella bottiglia di vetro piena di erbe e cortecce che passava di mano in mano come un tesoro condiviso. Era sempre presente, come un rito di amicizia, di festa e di appartenenza.La Mamajuana è la bevanda simbolo della Repubblica Dominicana. Spesso chiamata “il Viagra dominicano”, è in realtà molto di più: un infuso naturale di rum, vino rosso e miele, arricchito con radici, foglie e spezie locali come cannella, chiodi di garofano, zenzero e anice stellato. Ogni bottiglia è diversa, perché ogni famiglia ha la propria ricetta segreta, tramandata di generazione in generazione. La Mamajuana non è solo un liquore, ma un pezzo di cultura, una medicina naturale, un brindisi alla vita stessa.Mentre fuori la pioggia continua a cadere e il bus avanza lento tra le luci e i riflessi della notte, mi viene in mente un anziano di Bayahíbe che un giorno mi raccontò la sua ricetta. Diceva che la vera Mamajuana non si misura con il tempo, ma con la pazienza. La chiamava “el alma del Caribe” — l’anima dei Caraibi — e mentre la preparava, sembrava parlare con gli spiriti della terra. Ricordo ancora le sue mani grandi, segnate dal sole, e il profumo del rum che riempiva la stanza. Forse è per questo che quella bottiglia nel negozio oggi mi ha emozionato così tanto.

La ricetta della Mamajuana (secondo Don Emilio, Bayahíbe)
Ingredienti:
• Una bottiglia di vetro grande con erbe e cortecce secche (miscela tradizionale di Bayahíbe: corteccia di guayacán, radice di anamú, cannella, chiodi di garofano, foglie di alloro, uva passa e zenzero secco)
• ½ bottiglia di rum scuro (meglio se dominicano)
• ¼ di bottiglia di vino rosso
• ¼ di bottiglia di miele puro
• Un pizzico di amore e tanta pazienza

Preparazione:

1. Se le erbe sono nuove, sciacquale con un po’ di vino o rum e svuota la bottiglia. Serve a pulirle e togliere l’amaro.

2. Riempi di nuovo la bottiglia con la miscela: 50% rum, 25% vino rosso e 25% miele.

3. Agita bene, poi lasciala riposare in un luogo fresco e buio per almeno 5-7 giorni. Alcuni preferiscono aspettare fino a due setitmane.

4. Dopo il primo infuso, la bevanda è pronta da bere a piccoli sorsi, tipo liquore. Il gusto sarà dolce, speziato e forte.

5. Le stesse erbe possono essere riutilizzate fino a 10 volte, semplicemente rabboccando con la stessa proporzione di liquidi ogni volta.

Don Emilio diceva sempre: “La Mamajuana è come la vita: più la lasci riposare, più diventa buona.” E aveva ragione. Ogni bicchierino racchiude il calore dei Caraibi, la forza del rum, la dolcezza del miele e il tempo lento della gente che vive di sole e di mare. Forse è per questo che, ogni volta che la bevo, mi sento un po’ più vicino a quei giorni a Bayahíbe. Anche se ormai, il tempo, scorre un po’ più veloce di allora.

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