Maldive Atollo di Raa: 4 mesi a Kottefaru tra oceano, lavoro e nuovi progetti


Ciao a tutti.

So che sono sparito. Lo so bene, e me ne scuso.

Dal blog non arrivava nulla da mesi — nessun racconto, nessuna foto, nessun video. Per chi mi segue da anni, capisco che possa sembrare strano. E invece era tutto il contrario di strano: era il periodo più intenso e più ricco che abbia vissuto negli ultimi anni.

Vi spiego.

── QUATTRO MESI NELL’ATOLLO DI RAA ──

Sono stato alle Maldive. Non per una settimana, non per un viaggio breve come quelli che si fanno di solito. Quattro mesi. Quattro mesi sull’isola di Kottefaru, nell’atollo di Raa, a lavorare al Brennia Kottefaru Resort.

Quando parto per una nuova destinazione non so mai esattamente cosa aspettarmi — è la parte che amo di più di questo lavoro. Ma le Maldive mi hanno sorpreso in un modo che non avevo previsto. Non mi hanno travolto con lo spettacolo, anche se lo spettacolo c’era tutto — il mare turchese, i coralli, i manta che scivolano sott’acqua come fantasmi enormi, il tramonto che ogni sera sembra dipinto a mano. Mi hanno fatto qualcosa di più sottile e più potente: mi hanno dato la pace.

Una pace che non cercavo, o forse cercavo senza saperlo.

── L’ATOLLO DI RAA NON È LE MALDIVE DA CARTOLINA ──

Chi pensa alle Maldive immagina i resort sovraffollati, i turisti con il cocktail in mano, l’acqua trasparente come sfondo per selfie. L’atollo di Raa è un’altra cosa. È il nord delle Maldive — più remoto, più silenzioso, raggiungibile solo in idrovolante da Malé. Quarantacinque minuti sospesi sull’oceano Indiano, con gli atolli che appaiono sotto di te come collane di smeraldo sull’acqua.

Kottefaru è piccola. Si gira a piedi in pochi minuti. La mattina hai la spiaggia quasi per te. La sera hai il cielo stellato — uno di quei cieli che dimentichi possano esistere quando vivi in città. E l’oceano che fa il suo rumore, sempre, come un respiro di qualcosa di molto più grande di noi.

Qui i manta arrivano a Hanifaru Bay, a pochi minuti di barca. Le tartarughe nuotano accanto a te come se fossi tu l’ospite nel loro mare — e in effetti lo sei. I coralli dell’atollo di Raa sono tra i più intatti delle Maldive, sopravvissuti all’imbianchimento di massa che ha devastato altri reef. C’è qualcosa di miracoloso in questo.

── COSA HO FATTO IN QUESTI QUATTRO MESI ──

Lavoravo. Ma tra una giornata e l’altra, ho fatto due cose che stanno cambiando la mia vita.

Ho scritto un libro. Non so ancora tutto quello che dirò su questo — ci sarà tempo. Ma posso dirvi che le Maldive me lo hanno permesso. La mente serena, il ritmo lento dell’isola, le serate silenziose davanti all’oceano. Ho scritto con una concentrazione che in altri posti non avrei mai trovato. Il libro è quasi pronto.

Ho lavorato a un’applicazione. Tre mesi fa ho iniziato a costruire qualcosa che non è mai esistito prima: un’app dedicata completamente a un’isola. Un progetto ambizioso, complesso, a cui ho dedicato ogni momento libero. Sarà pronta tra qualche settimana. Non vedo l’ora di raccontarvelo per bene.

Capite adesso perché il blog è rimasto in silenzio? Non ero sparito. Ero occupato a costruire.

── GRAZIE, MALDIVE ──

Questo articolo è soprattutto un ringraziamento.

Alle Maldive non si va soltanto per abbronzarsi o per fare foto. Ci si va — almeno io ci sono andato — e si scopre che certi posti hanno qualcosa che va oltre la bellezza visibile. Hanno un’energia. Una frequenza. Qualcosa che ti entra dentro e ti rende capace di fare cose che altrove non riusciresti a fare.

Quattro mesi nell’atollo di Raa mi hanno restituito la mente. Mi hanno dato lo spazio per pensare, per costruire, per scrivere. Mi hanno ricordato perché ho scelto questa vita — fatta di isole, di oceani, di partenze e di arrivi.

Grazie, Maldive. Sul serio.

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