
Oggi, nella mia giornata di pausa, mi sono ritrovato a riflettere. Ho lasciato vagare i pensieri, interrogandomi su come sia potuto arrivare qui, quale capriccio del destino mi abbia condotto a esplorare angoli di questo splendido pianeta e a dedicarmi a un mestiere che, se da un lato regala immensi tesori e soddisfazioni, dall’altro esige il suo tributo, sottraendomi agli affetti familiari, per esempio. Nel labirinto dei ricordi, ho cercato di rintracciare il mio particolare “sliding door”, quell’evento capace di deviare il mio cammino verso una sequela di avventure che mi hanno infine portato a Cuba, a godermi una giornata di puro relax in una spiaggia dai contorni paradisiaci, con il mare cristallino a farmi compagnia. E ho sentito il desiderio di condividere questa riflessione.
Tutto ebbe inizio nel 2003, durante una vacanza nella mia adorata e amatissima Sicilia, dove mi innamorai perdutamente di una ragazza del luogo. Mosso dalla volontà di avvicinarmi a lei, l’unica opzione sembrava essere l’insegnamento dell’informatica ai bambini, e più precisamente del linguaggio HTML, in un’epoca in cui l’era di Internet stava prendendo piede. Fortunatamente, ero già abbastanza esperto in informatica, sebbene mancante delle basi di HTML. Decisi quindi di iscrivermi a un corso per professionisti della durata di otto mesi, un corso generosamente finanziato da mia madre che, vedendomi per la prima volta veramente innamorato, intendeva forse offrirmi la chiave per la felicità. Questo aneddoto segna l’inizio di tutto.
Col passare dei mesi, mi appassionai profondamente a quel linguaggio, scoprendo la magia di creare un sito web semplicemente scrivendo codice. Era come dialogare con il computer nella sua lingua, dicendogli cosa fare. Purtroppo, la storia con quella ragazza non ebbe un lieto fine, ma fu proprio quel dolore a spingermi, insieme a due amici, verso la Repubblica Dominicana, e in particolare al Viva Dominicus Beach, un luogo già visitato da uno di loro l’anno precedente.
Era settembre del 2004, e quella vacanza serviva non solo a lenire il dispiacere per un amore perduto, ma anche a placare il dolore per le recenti perdite di mio padre e di mia sorella. L’isola caraibica mi colpì immediatamente con la sua bellezza, nonostante l’arrivo tempestoso di un uragano che ci privò del sole per una settimana, recuperata poi con un settimana extra pagata in loco. Superato quel periodo, l’isola si rivelò in tutto il suo splendore, e fu lì che iniziai a tessere nuove amicizie. Incontrai una persona che, avendo bisogno di un sito web per la sua attività, mi offrì l’occasione di mettere in pratica le mie abilità senza chiedergli nulla in cambio, offrendomi così un legame indissolubile con la Repubblica Dominicana, ormai diventata l’isola del mio cuore.
Nel 2005, tornai con altre amiche e strinsi ulteriori amicizie che si rivelarono preziose in seguito. Nel 2007, decisi di fare il grande passo che avrei voluto compiere anni prima per un amore, ma che stavolta intrapresi per un’isola, non per un amore locale. Vendetti la mia amata macchina, la bici, e tutto ciò che non potevo portare con me, e partii per l’avventura della mia vita.
Incominciai a lavorare come fotografo, imparando sul campo. La mia capacità di comunicare, la simpatia e un pizzico di audacia mi aiutarono a vendere moltissimo, nonostante le foto fossero piuttosto semplici e prive di regole fotografiche. La mia vita prese una svolta quando, grazie a un italiano incontrato lì, mi fu offerta l’opportunità di lavorare in
un bar di nuova costruzione. Questo locale, dal design moderno, non mi convinceva pienamente, in quanto stonava, a mio avviso, con l’ambiente circostante. Tuttavia, era l’epoca di Facebook, quel nuovo social network che stava rivoluzionando le modalità di comunicazione. Ancora inesperto di questa piattaforma, un giorno decisi di esprimere le mie perplessità sul lavoro e sul concetto di bar direttamente su Facebook, senza considerare che tra i miei contatti c’erano anche gli investitori del locale. La mia franchezza, benché genuina, si rivelò prematura: in meno di 24 ore, mi ritrovai senza lavoro. (Per la cronaca, il bar chiuse dopo soli due mesi, confermando le mie iniziali intuizioni).
Questa inaspettata svolta mi portò a ricevere una proposta di lavoro al Viva Dominicus, nel reparto vendite “case vacanze”. Fu solo l’inizio, perché poco dopo ( tre giorni), un mio conterraneo, socio di un bar all’interno del resort, mi offrì il lavoro che avevo sempre sognato: diventare responsabile vendite e barman al Cigar Café, il luogo dove ero solito andare a bere nei miei primi anni sull’isola. Ricordo di avermi promesso, in un video del 2004, che un giorno avrei lavorato al Viva Dominicus. E quel sogno si era avverato.
Due anni dopo, mi fu offerta la possibilità di entrare a far parte di un tour operator locale come assistente turistico negli hotel della zona di Bayahibe, realizzando così il mio modesto sogno, e mi innamorai del mio lavoro attuale. Questo, a mio avviso, rappresenta il vero “sliding door” della mia vita. Tuttavia, è vero anche che ciò che siamo oggi è il risultato di una catena di scelte e di eventi che si susseguono incessantemente fin dal nostro primo giorno di vita.
In questo viaggio straordinario, ho imparato che ogni esperienza, sia essa positiva o negativa, è un tassello che contribuisce a costruire il mosaico della nostra esistenza. Le perdite, gli amori non corrisposti, le sfide professionali, e persino gli errori commessi in tutta sincerità, hanno plasmato il percorso che mi ha portato dove sono ora. Riflettendo su questo cammino, non posso fare a meno di sentirmi grato per ogni singola esperienza, per le persone incontrate, per le amicizie nate, e per la possibilità di vivere in luoghi di incredibile bellezza. Questo viaggio, che ha attraversato oceani e continenti, è la testimonianza vivente che, talvolta, è proprio quando le cose non vanno come previsto che si aprono le porte verso destinazioni inaspettate e meravigliose.
Lascia un commento